Paola Prinzivalli -Fano, Italy 2016

ORGANIZER: Paola Prinzivalli

CONTACT: paolaprinzivalli@email.it

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Video integrale dell’evento 100 Thousand Poets for Change svoltosi al Bastione Sangallo di Fano (Italy) il 24 settembre 2016.

Con i poeti: Emilia Claudi, Michela Ermini, Roberto “Bandy” Ricci
Con gli artisti: Fabrizio Benedetti (chitarra), Romina Marfoglia (voce recitante), Paola Prinzivalli (sonorizzazione vocale).
Presenta i poeti: Barbara Falcinelli.

Associazione Rembò – Teatro dei bottoni / Gruppo ASCII 32

 

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michela-ermini Lei è nata nel 1974. Si chiama Ermini Michela. Vive a Fano. Tante cose lei non è. Non è contabile, ma lavora in una azienda. Non è attrice ma qualche volta sale sul palco. Non è moglie ma di certo ama. E non è poeta. Ma scrive. Non è un sacco di cose che poi si ritrova a fare. Non ci sono pubblicazioni, o libri venduti, ma letture dal vivo o la sera dal letto del suo bambino.

roberto-bandi Roberto Bandy Ricci Sono nato e vivo a Fano (PU) nel 1959; e da quasi quarant’anni mi interesso, studio e mi diletto nella scrittura del mio vernacolo. Da giovane, semplici canzoni dialettali; in età matura solo poesie. Nonostante i miei ormai ventennali tentativi di coagulare l’interesse di esperti e linguisti locali, ad oggi non esiste ancora una vera grammatica/sintassi fanese codificata. Il mio “modo” di scrivere appartiene alla parlata di dentro le mura; e fa riferimento storico al modo di scrivere di più di un poeta dei secoli scorsi: cito Grimaldi, Garè e Ghiandoni su tutti.

emilia-claudi Emilia Claudi è una ragazza di 16 anni, che studia al liceo classico e scrive poesie già da quando era bambina. Quest’anno ha per la prima volta partecipato al concorso tra licei di Fano “La parola innamorata” classificandosi al primo posto; il 10 Luglio ha anche preso parte alla slam poetry organizzata dalla mediateca Montanari, aggiudicandosi sia il premio della giuria popolare che quello della critica. Scrivere poesie per lei è un esigenza, un modo per lasciar tracimare sentimenti e pensieri che affollano la sua mente e la sua anima, una cura al dolore e all’inquietudine della vita. La poesia nobilita il suo vissuto, anche quello più doloroso, attraverso la bellezza e la magia della parola poetica.

fabrizio Fabrizio Benedetti lavora come sviluppatore software per una nota casa di sintetizzatori; sa suonare chitarra e basso, si intende di teoria musicale e di informatica, e ascolta i generi musicali più disparati. Ogni tanto unisce tutti questi puntini per scoprire che disegno apparirà.

romina-marfoglia Romina Marfoglia opera da oltre 15 anni nell’ambito del teatro, sia in veste di attrice e regista, che in veste di operatrice teatrale. In seguito alla maturata esperienza nel settore è stata selezionata dal Teatro Stabile delle Marche per il Corso di Alta Specializzazione in Teatro Educativo e Sociale, apprendendo metodologie e pratiche dai più alti esponenti del teatro a livello nazionale. Nel 2007 si diploma al Teatro Stabile delle Marche nel corso IFTS per operatori di teatro educativo e sociale. Nel 2008 insieme ad altri operatori diplomati al corso, ha fondato l’associazione culturale Teatro dei Bottoni, con sede a Pesaro, che si occupa di diffondere e promuovere la cultura teatrale in ambito educativo e nelle aree del disagio. Nel 2010 con gli operatori del teatro dei bottoni conduce laboratori teatrali per attori diversamente abili. e laboratori teatrali per adolescenti a rischio devianza (centro Osfin, Rimini) Dal 2006 al 2010 ha collaborato con “Etra” associazione impegnata nella didattica dell’arte contemporanea per creare percorsi di arte visiva e teatro. Precedentemente ha lavorato con l’Ass. Cult. Teatro della Luce come operatrice teatrale nelle scuole medie superiori, nei centri di aggregazione, scuole elementari, scuole medie inferiori della provincia di Pesaro e Urbino. Come libera professionista è docente di tecniche espressive, pedagogia teatrale, dizione e fonetica presso alcune scuole e centri di formazione artistica (Hamlet International School – formazione d’attore, Danz Art, centro di studi per la danza L’Etoile) E’ direttrice artistica del Garden Art Festival: i codici del contemporaneo.

sguardo-lungo-tagliata Paola Prinzivalli nasce a Roma nel 1970 e vive nelle Marche dal 2001. Nel 2003 diventa mamma. Dal 1987 al 2000 canta in varie rock band della scena romana, scrivendo le proprie canzoni. Nei primi anni novanta lavora come cantante e attrice in alcuni villaggi turistici. Nel 2009 avvia il nuovo progetto musicale Labile. Collabora anche con musicisti sparsi per il mondo, prestando la sua voce e le sue parole anche in inglese. Dal 2009 partecipa ad eventi e reading leggendo le proprie poesie e collabora anche come lettrice a eventi e presentazioni. Dal 2009 pubblica racconti e poesie sul sito di scrittura creativa leggendoscrivendo.it e nel 2011 entra a far parte della redazione. Dal 2013 fa parte del Coro Polifonico della Cappella Musicale del Duomo di Fano, nella sezione soprani. Dal 2013 collabora come lettrice con il duo acustico CYWKA. Nel 2014, partecipa all’allestimento de “Le donne sono davvero esseri umani?” per la neonata compagnia teatrale LaVanda, come attrice protagonista e collaboratrice ai testi. Dal 2015 collabora con la compagnia teatrale Teatro dei Bottoni – Gruppo Ascii32, come autrice, attrice, musicista, con la quale realizza la parte musicale per lo spettacolo “La fame – la canzone del non necessario”. Ha pubblicato poesie e racconti in diverse antologie e siti web. Ha ricevuto riconoscimenti in alcuni concorsi di poesia.

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Roberto Bandy Ricci

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I MIGRANT
(R.B.R.)

In s’tantòt érne partiti
Sôl in cinq en nuti a tèra
Tùti chiàltre en spariti
Dentra l’aqua, cum in guèra

En partiti da distànt
Da ch’i pòst che chi j’ha vìst
S’è sentìt cum un brigànt
Méss in cróc sa gesù crìst

Pòst indó, chi supravìv
E’ felìc, o almén cuntènt
Chi ha sôl fâm, almen è vìv
Tùti chiàltre han mén de niènt

Han girât tra costa e costa
Per vent giòrne, sóta’l sól
Per vént nòt, sensa ‘na sosta
Sènsa véda mai un mòl

C’è ch’j’ha visti, de sigùr
Ma han decìs de stâ distànt
Che a Berlìn en c’è più el mùr
L’han fàt tl’aqua, sti brigànt

Che è Baràba, adè, che c’mànda
Sa i ladrón a prutesión
E chi vòl intènda, intènda
Chi en’él vòl, sa chi è ‘l padrón

La pietà dìc’ne ch’è morta
Ma en se dìc chi l’ha masâta
Tùti sìti! che la tórta
En è f’nìta, e va magnâta

[© Roberto “Bandy” Ricci]

traduzione:

I MIGRANTI

Erano partiti i settantotto
Solo in cinque sono arrivati a terra
Tutti gli altri sono spariti
Dentro l’acqua, come in guerra

Sono partiti da un posto lontano
Uno di quelli che chi li ha visti
Si è sentito come uno dei briganti
Messo in croce con Gesu Cristo

Posti dove, chi riesce a sopravvivere
E’ felice, o perlomeno contento
Chi ha solamente fame, almeno è vivo
Tutti gli altri hanno meno di niente

E hanno navigato da costa a costa
Per venti giorni, sotto il sole
Per venti notti, senza sosta
Senza vedere mai un molo

Qualcuno li ha visti, di sicuro
Ma hanno deciso di tenersi alla larga
Che anche se a Berlino non c’è più il muro
E’ stato ricostruito sull’acqua del mare

E’ Barabba ora a comandare
Con i ladroni a proteggerlo
E chi vuol capire, capisca
Chi non vuole, sa comunque chi è il padrone

Si dice che la pietà è morta
Ma non si dice chi l’ha uccisa
Tutti zitti! Che la torta
Non è ancora finita e va mangiata

[© Roberto “Bandy” Ricci]

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Emilia Claudi

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Innumerevoli lungo quel corridoio
i tuoi passi e il via vai di pensieri
nella straziante agonia
causata dal tuo essere vivo
che inesorabilmente ti portava
a camminare.

Grigie le mattonelle che guardavi
del pavimento a cui eri ancorato
costretto
incatenato
grigia la loro simmetria
di cui il mondo ero privo
ai tuoi occhi
per te imperdonabile difetto
e ancor più atroce era
il soffitto perdutamente
bianco
immensamente
malinconicamente
bianco
che la tua rabbia
sfondare non poteva.

Chissà lungo quel corridoio
nei tuoi passi
chissà cosa speravi di trovare
avanti e indietro frenetico
mentre immobile il tuo sguardo
era aldilà delle pareti
più oltre vagava ancor più
oltre fremeva alla disperata ricerca
di cosa non so
non sapevano
non sapremo, mai..

Chissà se ora
ora che non cammini
più che hai smesso di cercare
chissà se qualcosa hai trovato.

Ancora in me cammina
la consapevolezza:
avrei potuto fermarti, venirti
in contro
salvarti.

Invece sono ancora
lì mi trovi ancora seduta
all’angolo
silenziosa a guardarti
a sperare in una manifestazione
improvvisa d’affetto paterno
anche adesso che i tuoi passi
non fanno più rumore
anche adesso che voli.

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Il mio cuore parla
pure quando non dico
di te racconta a sé stesso
e sussurrando compiace
la grandezza del mio sentimento
me lo rammenta ogni secondo
e mai lui tace.

Descrive il mio cuore
ogni attimo con te strascorso
romanzando vicende
di baci e carezze
componendo rime vermiglie
versi d’amore, di tenerezze.

Il mio cuore batte
pulsando sangue e parole
tiene in vita me amante
così ch’ogni tuo amato sguardo
diviene mia dolce pulsazione.

E tu
destinatario di poesia
tu cammini passi ignari
non sai
che mi viaggi attraverso
d’esser stato preso
con l’inganno
che ti ho immobile

in un verso.

I destinatari di poesia
si lasciano
alle spalle
centinaia
di parole
in vaste e nuove forme;
è il cuore del poeta
che si offre loro spiaggia
su cui infinite lascian’orme.

A te che da quando vivo
poesie son solita destinare
te non racchiudo più neppure

in una strofa.

Per te che sei così
distante
e crudelmente razionale
la mia spiaggia per te ora
all’inverno mite si riposa.

[© Emilia Claudi]

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Michela Ermini

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TEMPORALE

A tutto chiedo scusa,
Se trema la mia voce
Nel tentare un suono dritto
che raggiunga a capire
Quell’ultima fila.
Alla mia voce infreddolita
Si lasci pura vibrazione
Perché anche alla stagione calda si perdona un temporale!
A me non è permessa una emozione di dolore.
Che sbadiglia al mio sorriso di paura
Ogni volta
Dalla faccia che ci metto
Ogni volta
Dal coraggio che ci lascio.
Non mi è concessa quella pioggia
che ristagna sotto i ponti,
che riflette cieli nuvolosi
tra le pozze della terra.
Ma io lo so.
Che Sono viva anch’io.

 

DUE OCCHI TORNARE

In piedi sul davanzale della finestra
Aggrappandomi ad una goccia di pioggia
Scappata da una grondaia stanca
Strappavo la luna dal collo del cielo.
L’ombra mi cadeva nella pozza.
Ma dal buio dei giorni vedevo due occhi tornare.
E così accesi una festa regalando un ciondolo nuovo al
firmamento.

[© Michela Ermini]

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Foto di Giovanna Scibona:

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Foto di Luciano Americano:

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